MACCHINE TEATRALI
mostra-spettacolo di Bruno Buonincontri
drammaturgia curata dalle allieve e dagli allievi del Master di Drammaturgia e Sceneggiatura supervisione di Giovanni Greco
con le allieve e gli allievi del III anno del corso di recitazione di I livello
Il Pianino
Laura Cestaro
Flavio D’Andrea
Gennaro Madonna
Il Relitto
Alessia Giglio
Caterina Rugghia
Nicola Vantaggi
Il Cavallo
Chiara Casarin
Anna Demichelis
L’Osservatorio
Vittorio Mearelli
regia
Alessia Giglio
Gennaro Madonna
direttore di scena
Diego Giangrasso
fonico
Marco Fasciana
sarta
Maria Giovanna Spedicati
LA PELANDA – MATTATOIO DI ROMA – Piazza Orazio Giustiniani, 4
Mercoledì 2 settembre 2026, ore 18:00
Posti limitati – ingresso su prenotazione
NOTE DI BRUNO BUONINCONTRI
Capita a volte di affezionarsi talmente tanto a un oggetto da considerare impensabile lasciarlo andare. A me è successo più volte, con oggetti di dimensioni e peso non banali, che mi hanno regalato nella vita problemi logistici e traslochi impegnativi. Nella mia carriera non mi sono infatti limitato a disegnare scenografie ma mi sono dilettato a costruire con le mia mani pezzi di esse, chiamiamole macchine teatrali, oggetti a metà tra attrezzeria e arredo o come altro si preferisca. Molte creazioni sono poi andate per la loro strada: cavalli di legno semoventi, tucani giganti variopinti, misteriose meridiane di legno e metallo, ruote, ruotone e rotelle di ogni genere, tante tante cose. Alcune però non le ho mai lasciate, anzi ci ho vissuto insieme e a un certo punto le ho trasformate dando loro una nuova vita.
Così è stato innanzitutto per una sfera fatta di spicchi e fasce di tre legni diversi, da me progettata e costruita insieme a un personaggio mitico: il falegname, ebanista e filosofo Mastro Aniello, precisamente Mastaniello della Sanità. Su di lui si potrebbe scrivere un libro, o un testo teatrale, e non è detto che prima o poi non lo faccia. La sfera, levigata e misteriosa, nacque per “Orgia” di Pasolini con la regia di Lorenzo Salveti, nel 1982, da allora è stata un membro della famiglia e si è sempre chiamata “la palla di Orgia”. Nel 2021 ha partecipato a “Le nuvole” di Aristofane con la regia di Antonio Calenda, in un ruolo per lei del tutto nuovo: infarinata e incatenata, roteava e si lasciava studiare dai filosofi.
L’anno precedente avevo messo insieme un’inquietante sedia a rotelle per “Il re muore” di Ionesco con la regia di Bruno Cirino. Il re era interpretato da Roberto Bisacco che deve avermi bonariamente maledetto più volte mentre si aggirava sulla mia scena pilotando gli ingranaggi di legno della terribile sedia, che ricordava vagamente un sadico strumento di tortura medievale. Non mi sono mai separato dalla sedia di tortura. L’ho perfino fatta venire con me a Siracusa per “Le Nuvole”, infarinando anche lei e offrendole un po’ di allegria, finalmente.
Nel 2021, quando Antonio Calenda mi ha coinvolto ne “Le Nuvole”, ho potuto con somma gioia progettare nuovamente un cavallo, il mio terzo o quarto cavallo, tutti forniti di ruote, ma questo fortunato quadrupede si è aggiudicato quattro ruote davvero speciali, anch’esse storici membri permanenti della mia famiglia, con tanto di aneddoti succulenti da raccontare tra amici. Non sono stato capace di separarmi nemmeno dal cavallo, che non è esattamente un pony. L’ho alloggiato quindi nel mio laboratorio e l’ho colorato energicamente, comprese le amate ruote.
Nel fattempo il mio laboratorio stava assistendo alla nascita di due nuovi pezzi frutto del mio fantasticare e testardamente fare fare fare.
E’ nato un pianino napoletano dal vissuto intenso, forse appartenuto a un partenopeo zingaro, sopravvissuto al passar del tempo e imbastardito dalla tecnologia: non più rulli dentati ma una cassa blue tooth nascosta, non più asinello trainante o manici di carretto ma, guarda caso, una ruota. Un monociclo per l’esattezza.
L’altro pezzo si è rivelato quello dalla gestazione più complessa. Nella testa ce l’avevo da parecchio, ma, man mano che si tramutava in opera concreta mi poneva di fronte a enigmi ingegneristici superiori alle mie forze. Alla fine la mia pedana circolare basculante l’ho battezzata “Equilibrio”. Un concentrato di equilibrio fra l’immagine che avevo in mente e le leggi della fisica!
Ecco. Questi sono i cinque pezzi che compongono la mia mostra spettacolo: Il pianino, il cavallo, il relitto, l’osservatorio e l’equilibrio. Oggetti scenici prodotti, smontati, riassemblati, trasformati, reinventati ed amati nel corso di cinquantacinque anni di carriera.
Li ho offerti all’attenzione dei giovani allievi dell’Accademia Silvio d’Amico affinché ne traessero ispirazione e soprattutto divertimento.
Sono molto grato alla Direttrice dell’Accademia, Daniela Bortignoni, che si è adoperata senza risparmio per questa iniziativa, a Giovanni Greco e ai suoi allievi del master di drammaturgia, ad Alessia Giglio e Gennaro Madonna, al gruppo di allievi attori e attrici del terzo anno e a tutti gli altri che hanno partecipato con entusiasmo alla realizzazione di questa strana cosa: uno spettacolo che non nasce da un copione e da una regia per poi scegliere scena e oggetti di scena, ma, esattamente al contrario, uno spettacolo in cui i testi e la regia si lasciano ispirare da eccentriche macchine teatrali, frutto della fantasia di uno scenografo che ancora si diverte.
Grazie dell’attenzione e buon divertimento
Bruno Buonincontri
NOTE DI REGIA
Bruno Buonincontri è stato, prima di tutto, il nostro maestro. Fin dalla prima lezione, il racconto delle sue scene è stato per noi un dono. Abbiamo sbirciato nel suo percorso, tra gli spettacoli che ha vissuto e gli artisti che ha incontrato. Bruno Buonincontri ci affida questi cinque doni, che hanno preso vita in anni e anni di carriera e ora ci vengono consegnati per restituire loro un significato nuovo e necessario, per renderli protagonisti di un passaggio di consegne tra una generazione e l’altra. Non come cimeli di un’eredità pesante, ma come storie mobili da tramandare.
Per Buonincontri lo spazio teatrale è il luogo del fare artigianale, dove si costruiscono mondi e significati a partire dai materiali, dalla meccanica e dalle geometrie. Le sue scenografie, che evocano immaginari sconfinati, si sono affrancate dal testo e dalla regia per le quali sono nate e sono diventate opere indipendenti.
In un contesto artistico sempre più orientato all’innovazione, alla riscrittura dei linguaggi scenici del teatro, le macchine costruite da Bruno Buonincontri ci arrivano come relitti, come reperti di un mondo lontano, che noi, giovani artisti e artiste, facciamo fatica a riconoscere, a rendere attuali. Ma è proprio da come ci si relaziona ai propri relitti che si decide come costruire il presente. Il rapporto tra il passato e il presente del teatro è indissolubile, ed è difficile stabilire dove finiscano i detriti e dove cominci la costruzione.
Le creazioni di Buonincontri tornano così a interrogarci su quale valore conservino nel teatro l’unicità e l’autorialità delle arti sceniche.
Curiamo l’allestimento di questa mostra-spettacolo insieme agli allievi e alle allieve del terzo anno del corso di recitazione, consapevoli che il peso di questa eredità potesse trovare una trasformazione solo nel gioco del teatro.
Ci siamo divertiti a immaginare quali storie, quali suoni, quali colori potessero sprigionarsi da questi carri, lasciandoci ispirare dalle loro forme e dai loro movimenti. Per la prima volta, nella nostra esperienza, sono stati lo spazio e gli oggetti a dare avvio alla costruzione drammaturgica.
Con gli scrittori e le scrittrici del master di drammaturgia sono così emerse storie di sconfitti, di disorientati, di delusi, tutti in cerca di una vita nuova, di una collocazione diversa o, forse, semplicemente di una stabilità che solo l’approdo finale dello spettacolo potrà restituire loro.
L’equilibrio è il dono ultimo di questo lavoro: un monito per il futuro, una goccia di speranza da proteggere durante il grigiore di questo rigido inverno storico che stiamo attraversando.
La pedana diventa metafora di un mondo che, calpestato, finisce per farti vacillare. Forse solo attraverso la cura si può raggiungere l’armonia.
Un breve itinerario, accolto dagli spazi dell’Ex Mattatoio dove Bruno Buonincontri ci offre la possibilità di tracciarlo nella sua storia di scenografo e di accendere una riflessione sul tempo e sulla trasformazione della comunità.
Alessia Giglio e Gennaro Madonna