La bottega del caffè/ Das kaffehaus
Saggio del II anno del Corso di Recitazione di I livello
Goldoni / Fassbinder
regia Andrea Baracco
con le allieve e gli allievi attori del II anno del corso di diploma accademico di I livello in Recitazione
Angelica Barelli, Alessandro Buono, Melissa Del Carmen Cahigan, Chiara Casarin, Laura Cestaro, Flavio D’andrea, Edoardo De Padova, Anna Demichelis, Luca Duarte Di Gangi, Vittorio Maria Mearelli, Giorgio Petrotta, Gabriele Maria Pizzurro, Caterina Rugghia, Pietro Saccomani, Nicola Tagliatori, Chiara Tognarini, Chiara Trombini, Nicola Vantaggi
drammaturgia Maria Teresa Berardelli
scene Francesca Tunno
light design Simone De Angelis
costumi Laura Giannisi
musiche Giacomo Vezzani e Vanja Sturno
regista assistente (dottorando ANAD) Danilo Capezzani
Spoleto – Festival dei Due Mondi 2025 11-12 luglio 2025
Fa sempre piacere vedere i ragazzi dell’Accademia d’Amico al lavoro confrontandosi con testi non facili, soprattutto quando si tratta di Goldoni. La sua ironia, le sue abilità nell’intrecciare trame sono elementi che devono apparire in tutta la loro complessità, senza lasciar intravedere il minimo sforzo. E per di più, con una naturalezza contemporanea non distante dall’originale.
Ma stavolta oltre che Goldoni, gli allievi dell’Accademia, sotto la regia di Andrea Baracco coadiuvato da Danilo Capezzani, hanno alzato l’asticella decidendo di interpretare non solo La bottega del caffè ma anche l’adattamento che ne fece Fassbinder, Das kaffehaus. Ne è risultato uno spettacolo bellissimo, un girotondo di felicità e bravura, andato in scena alla Sala Frau nel Festival di Spoleto.
Abbiamo sempre il caffè di Ridolfo, la casa da gioco di Pandolfo e l’appartamento dell’ex ballerina Lisaura come luoghi dove s’intrecciano le vicende dei tantissimi personaggi, ma duplicati.
Succede, dunque, che il pubblico segue la storia goldoniana vedendola alternarsi – nelle stesse scene e situazioni – a come Fassbinder l’adattò. Gli stessi personaggi sono interpretati da attori diversi e in costumi ora d’epoca, ora moderni.
Ma, nella rilettura generale che ne ha fatto, sotto il profilo drammaturgico, Maria Teresa Berardelli, scompare quel lato vagamente amaro di Fassbinder, dove tutto è ridotto al vil denaro. Cosa non presente in Goldoni, per il quale i soldi sono il pretesto per continuare a mettersi nei guai, insieme al vizio del gioco e alla conquista delle belle donne voluttuose. L’elemento materialista che Fassbinder pose in luce è richiamato, in questa riduzione, in modo intelligente: ogni volta che viene detta una cifra in soldi o zecchini, se ne rende noto il corrispettivo in marchi e in lire.
Quello che prevale, nell’alternarsi fra Goldoni e Fassbinder, è la comicità delle situazioni. Dettata, soprattutto, dalla vivacità recitativa dei ragazzi.
I quali, merito loro ma anche della regia che ha saputo creare un vero spirito di compagnia, hanno recitato in modo armonico, senza sovrapposizioni, sentendosi tutti protagonisti e comprimari al contempo. Ed è stato bellissimo vedere scambiarsi battute senza prosopopea. Come altrettanto bello è stato vedere gli attori ascoltarsi per intonarsi. Più che una commedia, è stato un concerto.
Un concerto nel quale è emersa la componente umana, presente tanto in Goldoni quanto in Fassbinder, sebbene in chiavi diversissime: comica nel drammaturgo veneto; oscura nel drammaturgo tedesco.
I ragazzi dell’Accademia d’Amico hanno diradato il velo di mestizia presente in Das kaffehaus senza snaturarlo. In tal modo hanno mostrato la vicinanza di un classico senza far dimenticare l’originale.
Gli attori sono stati tutti bravissimi. Difficile dire chi lo sia stato di più. Fare un nome o qualcuno sarebbe ingiusto. Perché, insieme, questi giovani interpreti hanno mostrato di essere l’eccellenza attoriale che i teatri dovrebbero, e debbono, ospitare.
Pierluigi Pietricola